"L'uomo che trova dolce la sua patria non è che un tenero principiante;
colui per il quale ogni terra è come la propria è già un uomo forte; ma solo è
perfetto colui per il quale tutto il mondo non è che un paese straniero" U. da S.Vittore

Friday, 1 July 2011

Reportage Fotografico degli scontri del 29 Giugno

il sito di al-Jazeera ieri riportava pi di mille feriti negli scontri del 29 Giugno davanti al ministero degli interni egiziano. Le proteste sono nate a causa della sospensione dei processi contro i responsabili delle stragi del 9 Marzo e del 7 Aprile scorsi. Di seguito alcune foto scattate quel giorno:

1. La Piazza si mobilita in Mattinata a sostegno delle Famiglie delle vittime della rivoluzione


Non sono un teppista, voglio la fine della giunta militare corrotta

Le famiglie delle vittime accampate a Midan Tahrir lungo il Nilo
"Il ministero degli Interni è il teppista"



2. In seguito ai violenti scontri si preparano delle barricate per bloccare l'accesso di Tahrir dal lato del ministero degli interni
 









3. Si contano i feriti dopo i primi scontri, molti di loro sono trasportati con mezzi di fortuna nei punti di cura più vicini

4. In serata la gente si accampa a Midan Tahrir dove resterà la notte in presidio permanente:





Preghiera del tramonto


Vecchi e nuovi tipi di Gas

Un anziano mostra proiettili di gas
Negli scontri che sono avvenuti l'altro giorno al centro del Cairo, a dire dei manifestanti, sono stati usati nuovi e più potenti tipi di gas lacrimogeni. Nelle retrovie di piazza Tahrir numerose persone brandivano infuriate le capsule sparate contro di loro pochi minuti prima. Sono certo che numerose delle ferite e contusioni riportate dai manifestanti durante quegli scontri sono dovute a questi proiettili che vengono lanciati ad altezza uomo. 

Non solo è proibito dalle leggi di tutto il mondo l'uso di questi gas come proiettili contro le persone ma è anche scritto "politically correct" sugli stessi proiettili. Sicuramente i poliziotti egiziani non sanno leggere l'inglese e gli ufficiali che li comandano non hanno intenzione di sparare alto. 

Ho udito alcune voci inferocite di manifestanti gridare contro gli Stati Uniti colpevoli di fornire questi gas ai militari egiziani. Alcuni manifestanti sostengono che questi nuovi tipi di gas sono molto più forti e dannosi, provocano sonnolenza e problemi respiratori. Molti sostengono che sono frutto di un nuovo rifornimento dopo che le vecchie scorte erano terminate dato l'ingente utilizzo nei mesi scorsi. 

Nulla di strano quindi che una nuova grossa fornitura di materiale antisommossa sia arrivata in Egitto negli ultimi mesi, segno che per chi governa ce ne sarà molto bisogno in futuro.



Proiettile di Gas lacrimogeno di vecchio tipo (1987)

I manifestanti mostrano l'anno di produzione dei nuovi proiettili  (2003)
"Attenzione non sparare addosso alle persone"



Nome codice e indirizzo di produzione


Made in U.S.A. 


Cairo 29 Giugno: dalla Piazza







DAvanti il ministero degli interni il Mogamma
Fin da ieri pomeriggio una folla è tornata ad occupare Midan et-Tahrir. La maggior parte sono familiari delle vittime delle violenze, torture ed arresti compiuti dalle forze di polizia e dall'esercito nei giorni di proteste dello scorso Gennaio. Molti di loro si erano dati appuntamento per un sit in di protesta davanti al teatro BALOON ieri, ma è stato loro negato l'ingresso così sono scoppiati i primi scontri. Dal teatro i manifestanti si sono spostati attraverso midan el-Tahrir verso il ministero della difesa che è stato preso d'assalto per l'intera giornata, con numerosi feriti tra i manifestanti. 


Il nucleo della protesta sono le famiglie delle vittime e alcune associazioni che si battono contro il potere della giunta militare e per punire le responsabilità di alcuni degli ex-gerarchi ancora in carica e per porre fine al controllo da parte dell'esercito del paese e del processo di transizione. Le rivolte di Gennaio hanno risvegliato molti egiziani che ora vorrebbero la costituzione di un sistema realmente democratico. 




Le anime tuttavia sono differenti, in piazza vi sono giovani artisti e studenti che si sono costituiti in diversi gruppi o associazioni per la maggior parte in seguito ai fatti di Marzo e Aprile. Questi comitati spontanei e non politicizzati denunciano sopratutto le violazioni dei diritti civili e il potere della giunta militare. Poi ci sono i ragazzi che fanno prima linea negli scontri, gli shabaab che scendono in piazza a sfogare la loro giovanile rabbia e che si scontrano fisicamente con le forze di sicurezza. Li chiamerei i figli del popolo coloro a cui in tutte le rivoluzioni è lasciato il lavoro sporco e rischioso della violenza. 

Midan Tahrir :Una donna legge i messaggi lasciati dai familiari delle vittime


Molti di loro a differenza dagli attivisti per i diritti civili non provengono dalla borghesia, dalla classe media, non hanno una visione politica di quello che avviene e non scelgono di lottare per qualcosa di preciso. Sono i figli della strada spesso analfabeti o con un basso livello di istruzione, vittime delle forme più spietate del sistema capitalistico che riduce l'essere urbano a schiavo, sono in strada perché non vedono alternative e perché sono realmente inferociti dalla fame e dalle ingiustizie.


 Come sempre la strada e le rivoluzioni mescolano le genti. L'Egitto, un paese di ottanta mila abitanti con una rivoluzione politica ancora in corso ha al suo interno enormi differenze sociali. La società si sta mescolando timidamente per la prima volta dopo trenta anni di regime. Le differenze sono molte, infide ma visibili. Dove porterà questa timida mescolanza ? Può indurre una reciproca scoperta tra le diverse classi ma non è detto che possa portare in modo indolore ai cambiamenti necessari. Non è detto che tutto funzionerà bene e che l'identità e la fraternità del popolo egiziano prevarrà in maniera pacifica a discapito dei privilegi delle classi alte, in un paese dove la classe media non è che una minima parte. Intanto un'altro grande stato arabo dell'area è visibilmente in bilico e in un malcelato caos sociale.









Dalla Palestina al CAiro

Un bimbo pesca sul mar Rosso
Dopo un mese di "silenzio stampa" dalla Palestina dovuto a ripetuti impegni e alla decisione di una autocensura per evitare problemi con le autorità israeliane, torno a scrivere dal Cairo.
Attraverso il confine di Taba da Israele sono passato in Sinai. La penisola che ci ha dato i dieci comandamenti mi ha bloccato per un paio di giorni sulle sponde del suo splendido mare. Accampato con dei beduini per tre notti e tre giorni su una spiaggia vuota dove gli ultimi turisti Israeliani si erano avventurati pochi giorni prima ho lasciato che il silenzio mi avvolgesse e i rumori che mi portavo dentro della Palestina si sono pian piano affievoliti. Ho goduto del mare e del pesce pescato dai bimbi beduini.

IL glorioso Bus dal Sinai al Cairo
Due giorni fa, lasciate le spiagge del mar Rosso sono partito per il Cairo che ho raggiunto dopo un lungo viaggio di dieci ore.
Qui speravo di poter conoscere e incontrare qualcuno dei giovani che hanno partecipato agli scontri degli scorsi mesi. Ho trovato di più, una società in fermento e in cambiamento. Mi fermerò  in Egitto fino a Sabato per volare a Tunisi, ultima tappa di questa gita tra le città delle rivoluzioni del Nord Africa, evitando prudentemente la Libia ancora in guerra.

manifestanti tornano in Piazza Tahrir 29 Giugno 
Il prossimo blog infatti è la descrizione  di getto delle sensazioni a caldo percepite dalla piazza Tahrir il giorno seguente al mio arrivo, il 29 Giugno. Da circa un mese e forse più la situazione era stabile con una giunta che conduce le trame di oscuri giochi di potere e la maggior parte della popolazione che beve qualsiasi balla la propaganda gli serve per tenerla a bada, dalle spie israeliane che tentano di sabotare la rivoluzione alla demonizzazione dei Baltagi (teppisti), nemici buoni per ogni scusa. L'altro ieri una folla di gente ha tentato l'assalto al ministero degli interni, la rivoluzione sembra non essere terminata e gli scontenti sono ancora molti.

mancavo da quattro anni, come è cambiato l'Egitto...e dove andrà ?




Monday, 23 May 2011

La tomba di Giuseppe a Nablus


Ingresso della tomba
C'è tensione nel campo profughi di Balata e si prevedono scontri in occasione dell'annuncio della visita di un gruppo di parlamentari della Knesset presso quella che si ritiene essere la tomba di Giuseppe sita a poche centinaia di metri dal campo. La visita prevista per domani, secondo quanto riportato dalla agenzia Maan, è stata approvata martedì scorso dal ministro della difesa Ehud Barak  in seguito ad una petizione di alcuni membri di estrema destra del parlamento israeliano.

Il luogo, un piccolo mausoleo islamico di epoca recente dedicato a Nabi Yusuf (il profeta Giuseppe), si trova nel territorio controllato dell'autorità palestinese ed è da anni meta di pellegrinaggio dei coloni della destra estremista religiosa che lo ritengono un importante santuario ebraico. Le visite dei coloni avvengono solitamente di notte grazie al coordinamento tra la polizia palestinese  che presidia il luogo e l'esercito israeliano che li scorta presso la tomba. Meno di un mese fa un colono di Elon Moreh, Ben Yosef Livnat nipote del ministro della cultura Limor Livnat, è rimasto ucciso in una sparatoria con la polizia palestinese durante una visita notturna non autorizzata. Quella prevista per domani sarà la prima visita ufficiale di una delegazione parlamentare e la prima visita di israeliani durante le ore diurne.


L'interno del mausoleo alquanto spoglio e in rovina è costituito da un sarcofago di epoca recente in cui si pensa siano custodite le spoglie del profeta biblico. Il sarcofago che nella posizione originaria, come in tutti mausolei islamici, era orientato verso la mecca è stato spostato dai coloni in direzione di Gerusalemme. La popolazione locale è preoccupata che il riconoscimento di questa tomba come luogo importante per l'ebraismo possa dare adito a rivendicazioni della destra estremista religiosa come già successo per la tomba di Abramo ad Hebron.


La maggior parte della gente del posto pensa che l'attribuzione della tomba al patriarca biblico sia solo una impostura, sia il mausoleo sia la tomba infatti sono di epoca molto recente. Tuttavia i riferimenti biblici non mancano e seppure non dimostrano che quello sia il luogo esatto della sepoltura di Giuseppe creano delle forti motivazioni ideologiche per le frange più estremiste dei coloni israeliani.

Saturday, 14 May 2011

Terza intifada...Cui Prodest ?

ieri a Gerusalemme


Un fine settimana di tensioni prepara la commemorazione della Nakba. Una intensa e inusuale pioggia è giunta oggi sulla Palestina a lavare la rabbia dei giorni scorsi. Da molte parti segnali di una terza intifada che sta per cominciare. Su Facebook, due settimane fa è stato creato e poi subito chiuso un account che incitava alla terza intifada. I giovani dei paesi arabi infervorati dai recenti avvenimenti hanno trovato una ragione in più per mostrare la loro rabbia ai regimi dittatoriali e al nemico numero uno, Israele.

 Ma dalla Palestina uno strano silenzio, è come se tutto ciò avvenisse al di fuori; poi ieri il solito venerdì di proteste si è trasformato in scontri che qualcuno vuole leggere come l'inizio della terza intifada. 

Dal cuore della Palestina, tuttavia questa parola evoca ancora terribili ricordi. Quello che è un potente tam tam sui media poco riflesso ha veramente sulla popolazione dei territori palestinesi. Chi ha vissuto le due intifadat, sopratutto l'ultima e sopratutto in luoghi da cui gli occidentali e i media si tengono distanti (Jenin, Nablus), sa bene cosa vogliono dire. Lunghi giorni di coprifuoco a volte mesi, raid di reparti di giovani israeliani invasati e resi folli dalla tensione e dalla paura. Pallottole vaganti che ti entrano in casa, bucano poltrone, vetri e arredamenti. Bombardamenti aerei ed elicotteri che ronzano sulla testa. La follia della guerra insomma, un inferno. Chi ha vissuto le due intifadat non è tra quelli che oggi incitano alla terza intifada. Il popolo palestinese, il vero popolo palestinese che stenta a risollevarsi dall'ultima non ne vuole una nuova. 

scontri a Gerusalemme
Le voci che in questi giorni si stanno levando in favore di una nuova intifada dovrebbero stare attente al gioco che fanno.  Gli spiriti partigiani di qualche rivoluzionario nostrano farebbero meglio ad abbandonare la speranza di una rivolta che porti alla liberazione della Palestina. E i figli della nostra borghesia che più o meno giovani, non sono mai stanchi di risorgimentali furori, dovrebbero analizzare la realtà con più attenzione anziché gioire di false speranze. A chi gioverebbe veramente una nuova intifada?

Senza dubbio si tradurrebbe in ultima analisi di una nuova potente e violenta offensiva dell'esercito israeliano sui territori palestinesi che a stento negli ultimi anni stanno cercando di riprendersi. Una tale eventualità offrirebbe ad Israele un pretesto per minare la riconciliazione delle forze politiche palestinesi in vista della richiesta all'Onu del riconoscimento di uno stato palestinese, prevista per Settembre e sprofonderebbe ancora di più la popolazione civile nell'oblio e nella distruzione. 

la preghiera del venerdì si è svolta
senza incidenti a Gerusalemme
Ieri a Gerusalemme e in alcuni luoghi simbolo delle proteste anti muro, le consuete manifestazioni si sono trasformate in violenti scontri. Tuttavia non si tratta dei segnali di una terza intifada, pochi gruppetti sparsi di giovani, qualcuno con molotov ma il grosso della popolazione araba si è raccolta in preghiera pacificamente come ogni venerdì ad al-Aqsa, come riportato dal quotidiano Ha'aretz*. 

Piuttosto viene il dubbio che qualcuno voglia creare questa sensazione per far si che magari delle proteste più diffuse scoppino veramente, per poter poi intervenire. I media in questo possono giocare un importante ruolo catalizzatore, attenti dunque a leggere le notizie di questi giorni. 

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Ha'aretz 13.05.11 : "Prayers on the Temple Mount in which 8,000 worshippers were in attendance, took place without a hitch, despite predictions of possible unrest".

Saturday, 7 May 2011

Nakba 63°: Il centro Badil consegna i premi del concorso Al Awda



Uno dei poster premiati
 Il centro di documentazione per i diritti dei rifugiati BADIL che dal 2006 organizza annualmente il premio Al Awda (il ritorno) per la commemorazione della Nakba,  ha festeggiato oggi la premiazione dei lavori dei concorrenti.
Il fine del concorso è quello di invitare scrittori, artisti, giornalisti e fotografi, stranieri e palestinesi a produrre un contributo sul tema della difesa e dell'applicazione dei diritti dei rifugiati palestinesi. Quest'anno le cinque categorie del concorso erano 1) Fotografia 2) Poster 3) Fumetti 4) Fotografia per bambini e giovani 5) Racconti per l'infanzia. 

La cerimonia si è svolta nel palazzo della cultura di Ramallah, vicino alla tomba del poeta palestinese Mahmud Darwish, alla presenza di rappresentanti ufficiali e di numerose organizzazioni da tutti i campi profughi della Cisgiordania. L'evento che è stato accompagnato dalla musica di Reem al-Banna e da uno spettacolo di danze tradizionali, inaugura una serie di iniziative che si svolgeranno in questo mese nei Territori Palestinesi in occasione del 63° anniversario della Nakba. La commemorazione ufficiale si svolgerà il 15 Maggio giorno della  catastrofe (in arabo al-Nakba) che la nascita dello stato ebraico provocò  nei villaggi della Palestina mandataria.

 
Andrea e Magda
Tra i vincitori del premio fotografico Andrea e la sua compagna Magda che dal 2009 vivono e lavorano insieme in Palestina. Tra i loro lavori più recenti nei Territori Palestinesi la mostra "Existence Denied" inaugurata presso l'alternative information center a Beit Saur nel 2009 ed esposta in Italia al teatro De Andrè a Casalgrande (RE) nel 2010 e presso il Memo di Modena nel 2011.


Lo scatto di Andrea e Magda

Lo scatto di Muhammed al-Agha' di Gaza
La cantante Reem al Banna